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Monumenti San Leo
San Leo 33 km da Rimini, sta con la sua roccia, a picco fra cielo e terra, ricordata da Dante nel Purgatorio IV, 25-27 “Vassi in San Leo.”
ha un’unica via che introduce al paese le cui viuzze, le cui case in pietra e i vetusti monumenti riportano il visitatore indietro di qualche secolo.
Alla scoperta di questa città e dei suoi monumenti, viene proposto un itinerario, che rafforza le tinte magiche e misteriose di questo importante
centro ricco di storia e di leggende.
L’origine si perde nella notte dei tempi, ma è accertato che San Leo fu sede della prima comunità cristiana; passò da Vitige a Bellisario;
servì da rifugio a Berengario II, re del Regno Italico, contro Ottone I nel 961-963; cadde successivamente sotto l’impero dei Feltreschi,
dei Rovereschi e del governo Pontificio.
San Francesco d’Assisi ricevette qui in dono dal conte Orlando di Chiusi il monte della Verna nel 1213 e vi passò Dante nel 1306.
All’imbocco della piazza sorge:
Il Palazzo Roveresco, oggi sede del Municipio, fu edificato sotto Francesco Maria II della Rovere, nei primi del ‘600; nella sala
maggiore spicca un artistico camino.
Nel fondo della piazza s’eleva:
Il Palazzo Mediceo e Museo dell’Arte Sacra
venne edificato tra il 1517 e il 1523 doveva ospitare il Governatore di San Leo e del Montefeltrio, dietro richiesta della Repubblica Fiorentina.
La struttura è tipicamente rinascimentale, le stanze sono state riportate alle dimensioni originali nel 1995.
La data 1521 è scolpita su una pietra della facciata del Palazzo, inoltre oltre esserci lo stemma della Città di Firenze, con il Giglio, c’è anche
lo stemma di Papa Giulio II della Rovere, la cui famiglia agli inizi del seicento ampliò il Palazzo aggiungendo la sala dell’attuale teatro.
Dal 1573 fu sede del Commisario e del Parlamento della Provincia Ferretrana.
Il Palazzo Mediceo attualmente ospita il Museo d’Arte Sacra, nel piano superiore, l’ufficio turistico, l’Archivio Storico e la Biblioteca.
L’edificio, che si trova ad angolo fra il lato destro della piazza e la via Michele Rosa, è:
il Palazzo dei Nardini, un tempo dei conti Severini, l’edificio risale al XIII sec. e disegna l’aspetto della piazza centrale di San Leo.
In una stanza del palazzo antico si svolse nel 1213 il colloquio fra S. Francesco e il conte Orlando di Chiusi. La presenza del Santo a
San Leo era dovuta all’investitura a cavaliere del Montefeltrano II da Montefeltro.
Il Conte rimase impressionato dalle parole di una predica del Santo sui versi di una canzone
“Tanto è il bene che m’aspetto ch’ogni pena m’è diletto” e gli donò il Monte della Verna, luogo dove San Francesco ricevette le Sacre Stimmate.
Oggi, la stanza con cassettoni lignei, è adibita a cappella, sull’altare è posta una tela del pittore Pavisa, che illustra il miracolo delle stimmate.
La Pieve è dedicata a Santa Maria Assunta ed è il più antico monumento religioso del Montefeltro ed è uno fra
i più espressivi monumenti dell’architettura medievale d’Italia, rimasti pressoché intatti.
Quasi tutti gli storici d’arte la fanno risalire ai secoli VIII-IX e nello stesso punto dove era esistente la celletta
che serviva a San Leo per ritirarsi in preghiera nel IV sec.
La Pieve presenta una pianta basilicale a tre navate, con cripta e presbiterio rialzalto, su cui si innalza il Ciborio
del Duca Orso in onore di Gesù e della Madonna , IX sec., mentre il Crocifisso ligneo, appeso alla parete di destra è del ‘500.
La Pieve non ha ingresso in facciata a causa del terreno scosceso, ma bensì ai due lati. Nel XI secolo ha subito una ricostruzione, che è quella attuale.
Accanto alla Pieve si erge il Duomo del 1173, dedicata al Santo Patrono Leone e frutto di maestranze romanico-lombarde, di cui si vede il mirabile stile
all’interno dove sono presenti i simboli del cristianesimo primitivo in decorazioni scultoree. Il Duomo ha pianta a croce latina, con tre navate divise
da pilastri e colonne, ha le arcate ogivali, cripta e ampio presbiterio rialzato, nel cui centro allarga le braccia il Crocifisso del Conte del Montefeltro del 1205.
L’urna d’argento, posta sull’altare, conserva del Santo un frammento di osso occipitale, reliquia trasportata nel 1951 il 17 maggio da Voghenza, ove si trovano sotto l’altare maggiore il resto delle venerate ossa.
Originariamente il Duomo non era isolato, ma contiguo al palazzo vescovile e comunicava con la Torre Campanaria.
La Torre Campanaria è il monumento più isolato, si trova sulla cima del “Monte della Guardia” una delle due sommità del Masso di San Leo,
assieme ad altri edifici, costituiva la Cittadella Vescovile, dove risiedeva il Vescovo, fu distrutta nel XIV secolo dai Malatesta.
Sul picco più elevato della rupe m. 639, si erge la Rocca, che domina la città da oriente. Il perimetro è di circa 1 km e mezzo.
L’altitudine dalle falde del lato nord-est, tocca i 130 m., solamente nel 1968 per la prima volta questa parte della rupe fu scalata da Cesare Maestri e da Ezio Alimonta.
La Rocca-Fortezza di origine antichissima, esistente già all’epoca delle guerre fra Goti e Bizantini, assume l’aspetto attuale nel ‘400 per opera di Francesco di Giorgio Martini.
Conquistata definitivamente dal giovane Federico del Montefeltro nel 1441, seguì le sorti del ducato nella sucessione delle famiglie dinastiche: Montefeltro, Borgia, Della Rovere,
Medici finchè nel 1631 passò allo Stato Pontificio.
Sotto il periodo Pontificio la Rocca-Fortezza divenne un aspro carcere, qui venne rinchiuso fra gli altri Giuseppe Balsamo, detto Alessandro Conte di Cagliostro, che qui morì il 26 Agosto 1795;
e Felice Orsini.
La Rocca era formata inizialmente da quattro torrioni, oggi vi è allestita una raccolta di armi di varie epoche compreso il Rinascimento; mentre una sala dell’appartamento ducale è adibita a pinacoteca.
A due chilometri dal centro abitato alla base del monte si trova la suggestiva Chiesa ed il Convento Francescano di Sant’Igne, la cui costruzione è attribuita a San Francesco nel XIII sec.
La piccola chiesa è composta di una sola aula con la zona presbiteriale innalzata su due scalini. In una nicchia laterale della parete sinistra si trova un affresco con la Madonna in trono con Bambin Gesù e Santi,
mentre nel transetto a destra è conservato un segmento del tronco dell’olmo sotto il quale San Francesco predicò nel 1662, a lato della chiesa un chiostro quadrangolare delimitato da 20 colonne,
due monofore trilobate testimoniano lo stile gotico. Sul Campanile a vela, è visibile la pietra che recava lo stemma di Federico duca di Urbino 1474.
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