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Dante Alighieri
La Fortezza di San Leo ha ospitato personaggi estremamente importanti per la storia e la cultura italiana: uno di questi è
sicuramente “il sommo poeta” Dante Alighieri.
La sua permanenza in questa imponente Rocca viene fatta risalire nel periodo del suo esilio da Firenze, anni in cui strinse
una profonda amicizia con la famiglia ghibellina forlivese degli Ordelaffi.
Dante nacque intorno al 1265 a Firenze, dall' importante famiglia guelfa degli Alighieri.
Non si hanno molte notizie certe sulla sua nascita, essa viene dedotta da alcuni cenni contenuti in diverse sue opere, tra cui
la “Vita Nova”, l' “Inferno” e il “Purgatorio” della famosissima “Commedia”.
La madre morì quando Dante aveva 5 o 6 anni; successivamente il padre si risposò con Lapa di Chiarissimo Cialuffi (in realtà,
non è molto chiaro se avvenne il matrimonio tra i due, in quanto all'epoca i vedovi dovevano sottostare a determinate regole).
Sin dalla tenera età di dodici anni, per Dante fu concordato il matrimonio con Gemma, discendente della famiglia Donati (molto
in vista nello schieramento opposto a quello della famiglia Alighieri, i Guelfi neri) che sposò a vent'anni.
Da questo matrimonio nacquero tre figli: Jacopo, Pietro ed Antonia.
La politica influenzò in larga misura la vita di Dante: appartenente allo schieramento dei Guelfi Bianchi contrapposti ai
Ghibellini nella lotta per le investiture, egli sosteneva l'importanza del Papa nella scelta dei vescovi (contro il potere
dell'impero).
Successivamente la fazione dei Guelfi si divise tra Bianchi e Neri, i primi contrari ad un eccessivo aumento del potere
papale (Dante in particolare, sosteneva un'indipendenza del potere imperiale dal Papa, pur riconoscendone l'autorità morale).
Durante la sua vita, Dante ricoprì diversi incarichi di discreta importanza: membro del Consiglio del Popolo, del Gruppo dei
Savi e del Consiglio dei Cento, ambasciatore e priore.
Proprio per questo suo forte coinvolgimento nella vita politica e nella decisione del Consiglio dei Cento di mandare agli
estremi opposti della regione i capi delle due fazioni dei Guelfi, egli si fece diversi nemici tra compagni di fazione ed
avversari.
Agli inizi del 1300 inoltre, egli fu chiamato a Roma in veste di ambasciatore mentre Carlo di Valois, mandato dal Papa,
prendeva Firenze con la forza e veniva nominato Podestà.
Da quel momento Dante fu esiliato da Firenze, in quanto personalità ostile al Santo Padre, mentre molti suoi compagni Guelfi
Bianchi furono mandati al rogo.
In seguito egli fu ospite di diverse corti e famiglie dell'Italia centro settentrionale, tra cui gli Ordelaffi di Forlì, con i
quali si alleò per una serie di spedizioni dirette alla riconquista di Firenze, ma tutte fallite.
Egli morì nel 1321 a Ravenna dopo aver contratto la malaria in viaggio per le Valli di Comacchio. Tuttora il suo corpo è
conservato in una cappella edificata appositamente a Ravenna.
Da sempre, Dante è considerato come il più grande esponente della letteratura italiana, il padre di un nuovo modo di scrivere
utilizzando la lingua volgare, nonché il padre assoluto della lingua italiana.
La sua preparazione scolastica non è comunque molto chiara: il fatto che conoscesse varie espressioni provenienti da differenti
regioni, fanno comunque pensare che egli fosse un letterato all'avanguardia per il suo tempo.
In quegli anni infatti le regioni erano perlopiù stati indipendenti e profondamente diversi gli uni dagli altri: le varie citazioni
linguistiche di Dante, soprattutto nella “Divina Commedia” lasciano intendere una conoscenza di molte lingue “internazionali” e
dialetti.
Dante inoltre fu uno dei capiscuola, assieme a Lapo Gianni, Cino da Pistoia e Brunetto Latini del Dolce Stil Novo, un movimento
letterario orientato all'esaltazione dell'amore in una forma inedita.
Esso infatti viene enfatizzato e sublimato da una sensibilità religiosa che lo porta ad ammirare la donna amata alla stregua di guida
spirituale verso la beatitudine (chiaro richiamo al nome di Beatrice).
Dopo la morte dell'amata, tutto questo amore viene riversato nella filosofia, emblema del distacco dalla tematica amorosa a favore
della sapienza, che avvicina a Dio.
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