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La storia di San Leo
La cittadina di San Leo sorge su una superficie territorialmente complessa ed arzigogolata: un enorme massa calcarea ricca di pareti a strapiombo,
vette vorticose rivestite di vegetazione incontaminata ed arricchite da generosi corsi d'acqua e, all'orizzonte, il blu del mare.
Si pensa che il suo aspetto si sia formato in era Mesozioca (all'incirca 20 milioni di anni fa) per poi completarsi nel periodo del Miocene,
in seguito a movimenti orogenetici e frantumazioni. La ricca vegetazione e la fauna, nel corso degli anni hanno subito modificazioni e copiose
estinzioni, a causa anche delle frequenti incursioni da parte di numerosi popolazioni della storia.
La particolare e maestosa conformazione del territorio di San Leo, unita alla difficile percorribilità della zona,
l'hanno consacrata sin dall'antichità a fortezza naturale nonché a luogo sacro e dimora delle divinità.
Nel '700, lo storico locale Gianbattista Marini, in base a reperti rinvenuti (come la lapide risalente al 147 d.C. e
ritrovata nel XVII secolo) e a tradizioni tramandante di generazione in generazione, narra dell'esistenza di un Tempio
della Dea Fonta ad aquas, di quello dedicato a Giove Feretrio (dal quale deriverebbe il nome del monte, Mons feretri)
e di un altro tempio su tre delle quattro vette del Montefeltro. E' altamente probabile che anche sulla quarta sorgesse un tempio, dove oggi si erge il Forte.
Diverse testimonianze rinvenute inoltre, fanno risalire l'insediamento del popolo Romano sin dal III secolo, periodo
in cui edificarono una fortificazione sul punto più alto del masso, senza però applicarvi le cinta murarie (in quanto naturalmente inaccessibile).
Agli inizi del IV secolo, giunse in questi luoghi colui che darà il nome alla futura località di San Leo nonché colui che vi portò la fede cristiana.
Inizialmente trasferitosi sul Monte Titano con il suo amico Marino, lo scalpellino Leone giunse dalla Dalmazia per fuggire alle persecuzioni dei cristiani
e perchè chiamato per estrarre le pietre necessarie all'edificazione delle nuove mura di cinta della città di Rimini.
Successivamente si separò dal suo compagno per diffondere il Vangelo sul Monte Feltro, ove con grazia e semplicità fondò una piccola comunità cristiana, divenuta poi Diocesi cristiana.
Per tradizione, Leone o Leo, è considerato il primo vescovo di Montefeltro, sebbene la Diocesi sia stata riconosciuta solo nell'826 (comprensiva della valle del Marecchia, del Foglia e del Savio).
La morte del Santo viene fatta risalire al 360 e, attualmente, il coperchio del suo sarcofago è custodito nel Duomo.
Sull'originale sacrario costruito dalla primissima comunità di San Leo, ove il santo usava ritirarsi in preghiera,
in epoca carolingia fu edificata la Pieve (alla quale fu affiancata una Cattedrale nel VII secolo e che venne rinnovata in età romanica).
Diverse furono le dominazioni attuate da numerosi popoli sul territorio del Montefeltro: Goti, Bizantini, Longobardi, Franchi che lo donarono alla Chiesa.
Intorno al 961 Berengario II, re del Regno Italico vi cercò asilo rifugiandosi nella Fortezza, dopo essere stato sconfitto a Pavia da Ottone I di Germania.
Dopo un sanguinoso assedio, Ottone I riuscì a restituire il territorio alla Chiesa.
A partire dall'anno mille, l'insediamento urbano, divenuto ormai cittadina, venne intitolata a San Leo, protettore della zona.
Successivamente il territorio del Montefeltro divenne feudo del conte di Carpegna del ramo di Montecopiolo, divenuti poi signori di Montefeltro.
Fu in questi anni, intorno al 1200, che San Francesco d'Assisi, in viaggio, passò per queste terre ed edificò il convento di Sant' Igne.
In seguito al trasferimento dei Montefeltro ad Urbino, la Contea di San Leo istituì la Provincia Feretrana, dandosi così un'amministrazione autonoma.
Quando la famiglia feltresca si estinse, nel 1508, dopo anni di scontri con la vicina famiglia Malatesta, il ducato passò al nipote dell'ultimo Montefeltro,
Francesco Maria I della Rovere e, in seguito, tramite sanguinose lotte, a Lorenzo De' Medici nel 1516.
Alla sua morte, San Leo passò attraverso la concessione del Papa, alla Repubblica Fiorentina che acquistò in questo modo, uno sbocco sul versante adriatico.
La cittadina restò comunque, a fasi alterne, sotto l'influenza dello Stato Pontificio fino al 1860, che utilizzò la sua fortezza come prigione riservata ai peggiori nemici dello stato.
Negli anni successivi, anche dopo l'Unità d'Italia, la città di San Leo non ha subito modifiche nell'impianto urbano, che è rimasto quello originario.
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